LA LUNA….ANZI NO…..LA MAGLIA NERA….!!!; )

Giro d’Italia: dalla maglia al numero nero, beati gli ultimi…

Se rovesciate una classifica, se partite dal fondo, c’è sempre un nome che spicca, degno di nota, quello dell’ultimo: è il “fanalino di coda” o, ciclisticamente, la Maglia Nera. Di sicuro costui non è mai il migliore dei peggiori, non è certo la “pecora nera del gruppo”. L’ultimo è comunque un atleta che si piazza, è rimasto in gara faticando per aiutare il suo capitano e ha superato anche le insidie del “tempo massimo”. Là dove la disciplina non si basa su una sfida a due, lo sport prevede sempre una nutrita graduatoria con un podio, tanti atleti piazzati e uno solo all’ultimo posto. Non a caso Eddy Merckx, un vincente per antonomasia, sanciva così l’importanza di tutti gli avversari: “Se corressimo in pochissimi, i più bravi, nessuno verrebbe ad applaudirci. E ricordate: il ciclismo vive anche di gente che va in fuga quando non l’aspetti e talvolta arriva in fondo”.

Proprio per valorizzare gli ultimi – affiché evangelicamente ‘diventino i primi’ – il Giro d’Italia nel 1946 si diede la Maglia Nera, come simbolo identificativo dell’ultimo in classifica. Non c’era la tivù, solo la radio narrava le imprese dei ciclisti sollecitando in chi ascoltava le migliori suggestioni. Tra queste gli epici duelli di chi gareggiava per quel simbolo, la Maglia Nera. Colui che, più di ogni altro, consacrò l’espressione e interpretò al meglio il ruolo fu Luigi Malabrocca, corridore tortonese, classe 1920, tutto tranne che un brocco (vinse 15 corse da professionista): ultimo nel Giro 1946 a 4 ore 9′ 34” dal vincitore Bartali, ultimo nel 1947 a 5 ore 52′ 50” da Coppi, penultimo nel 1949 a 7 ore 47’26”0 da Coppi, non centrò il tris perché fu superato da Carollo – arrivato a 9 ore 57’07” – solo perché i commissari non attesero l’arrivo di tutti i corridori.

In pochi anni i duelli per la Maglia Nera produssero eccessi in serie, trucchi e stratagemmi per rimanere attardati, con corridori che si nascondevano e giudici di gara che non li potevano sanzionare. L’unico spauracchio era il “tempo massimo” che li avrebbe tolti di corsa. L’ultimo ad aggiudicarsi la Maglia Nera fu Giovanni Pinarello, nel 1951, poi fu eliminata, in forza delle rimostranze degli stessi corridori che non accettavano le “pagliacciate” e desideravano tutelare la loro immagine. Mai più fu attribuita una maglia per l’ultimo in classifica, ma l’espressione è rimasta, è entrata stabilmente nel linguaggio comune: oggi si legge di “Italia maglia nera delle Borse europee” ma anche di “Usa, Inghilterra, Russia, Cina maglia nera per la privacy”.

La Maglia Nera ora si modernizza e diventa Numero Nero: gli organizzatori di Rcs Sport e de “La Gazzetta dello Sport” lo propongono – ne hanno concordato le mosse con Amedeo Colombo, presidente dell’Associazione Corridori – in quanto numero ufficiale di gara, bianco su fondo nero già dalla prossima edizione (10 maggio-1 giugno 2008) a connotare l’ultimo in classifica. Sui numeri colorari c’è un precedente illiustre: nel 2006 era stato istituito, per festeggiare i 110 anni de “La Gazzetta dello Sport”, il Numero Rosa che premiava il corridore più valido nello speciale graduatoria dei traguardi Gazzetta 110.

Il Numero Nero premierà giorno dopo giorno l’ultimo in classifica, lo renderà riconoscibile, ma non si accompagnerà a premi significativi che potrebbero, in breve, distorcerne la finalità: quella di valorizzare un ruolo scomodo ma significativo perché l’ultimo in classica fatica come gli altri o magari di più perché aiuta il suo capitano oppure perché, malconcio, vuol portare ugualmente a termine la corsa. Gli ultimi hanno una precisa dignità, sempre da tutelare.

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